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Giovanni Rossi

 2013

 

Emozioni d’Africa.

Un nuovo sogno. Il sogno di portare sorrisi nel mondo.

Tesi e antitesi di coloro che  hanno  dimenticato la ricchezza e la povertà dei loro cuori.

Disagio per il privilegio che mi viene concesso: autisti, guide, guardie del corpo, feste di benvenuto: tutto per me!

Il desiderio di vestire abiti meno pesanti: liberarsi di una civiltà troppo menefreghista, troppo politicizzata, troppo economicizzata, troppo globalizzata, troppo inconcludente, troppo cattolica.

Profumi turchi ad Istambul; profumi di casa n Africa.

Mille colli, mille problemi, mille contraddizioni a Kigali.

Tutto scorre lento in Africa, tranne il tempo. Ambasciate, povertà, ministeri, malattie, palazzi governativi, catapecchie, ricchi governanti, gente di strada, bambini abbandonati, auto nuove fiammanti, biciclette adibite a taxi guidati da poveri giovani, forti e felici di esistere.

La terra rossa, i vestiti variopinti, i mercati di colore, tutto a mia disposizione, viaggiatore dell’universo.

Gente mutilata dalla guerra, monumenti e cimiteri per ricordare. Aids e fame  per continuare a vivere. Qui la gente nasce malata. Io mi sono ammalato col tempo, come tutti gli europei che vengono ad acquistare casa qui. Ammalato nel tempo, aprendo gli occhi oltre il profondo.

Io , umuzungo  (uomo bianco) che sa distribuire solo sorrisi …. Ed a loro basta così!

Io umuzungo felice di mangiare patate Rwandesi  con la buccia, cotte nella cenere;  maracuja, mango, papaya, con riso e pomodori, tutto assieme, tutti assieme.

Poi tanta musica, danze, tisane, tutto è energia.

Mi presentano un “collega”. La sua casa è bella e moderna. Anche la moglie lavora. Loro potranno forse avere una vita “normale”.

Le stelle mi guardano ed io guardo loro.

Banane grandi da mangiare cotte; uccellini verdi, blu, rossi. Oggi non ho la guida, posso fare l’africano bianco tra gli africani neri. I bambini dei villaggi mi abbracciano. Vecchie condotte raccolgono l’acqua piovana dai tetti delle casupole e la convogliano in grandi cisterne: sarà la riserva per quando scarseggerà. 

 

Guarda i bambini che giocano, i vulcani che si riflettono sul lago, le file ai pozzi d’acqua, la lavorazione a mano degli oggetti in legno, le piroghe e i pescatori, il confine, la barriera del Congo e dell’Uganda: un’alta Africa!

Il fiume Nilo si origina qui, verso il nord, verso i vulcani alti oltre 4000 metri. I bambini escono in ordine dalle scuole all’aperto, con le loro divise serie.

Racconto alla guida della medicina alternativa, della naturopatia, della riflessologia, della circolazione energetica. Lei, ex preside di scuola superiore, mostra di saperne molto. La riflessologia plantare è molto praticata da queste parti, infatti incontriamo cliniche  che la pubblicizzano nelle loro insegne. Lei vuole un ceck up da me.

Lavori in corso esaltano la terra rossa d’Africa e le pietre di origine lavica, utilizzate per costruire muri. Procedendo verso nord la terra lavica è sempre più fertile, le piante sempre più rigogliose, i fiori sempre più belli. La gente sempre meno povera potendo contare sull’auto sufficienza alimentare.

Ora attraversiamo diversi villaggi lungo una pista mantenuta bene da donne che si organizzano volontariamente in turni di lavoro.  Altri incontri istituzionali ed un posto per dormire, dopo aver mangiato pannocchie di mais cotte su fuoco. I miei guardiani notturni sembrano non sentire il temporale che si sta abbattendo nella zona sotto i vulcani al confine con l’Uganda.

Un volontario europeo insegna l’inglese ad un gruppo di ragazzi facendo loro toccare con mano ciò che devono imparare: tutti gli elementi della nostra autovettura, i colori, gli odori, le sensazioni di questi luoghi… e l’apprendimento diviene più facile. Lezioni sotto il sole, all’aperto, nella realtà.

La marmellata  di un frutto giallo, simile alla nostra nespola, ma più grande, è la mia colazione ed annuncia un altro viaggio. Un’altra pista verso ovest, verso il lago Kivu, costeggiando le montagne dei gorilla, sostando per gli impegni della nostra missione.

Alle 08.30, donne con le teste cariche di patate, mais, caffè, the, tornano già dal raccolto, con i loro bimbi affagottati nella loro schiena.

Il pesce di lago è molto piccolo, come l’acciuga del mar Ligure. Qualche pescatore ne ha già riempito un secchio.

In città dobbiamo sostare presso alcuni centri di accoglienza e palazzi governativi …. Ma questa è un’altra storia nella mia storia.

Voglio cercare di osservare meglio i particolari. Ad esempio mi piacerebbe costruire una bicicletta a trasporto  come i taxi che usano da queste parti, con appoggia piedi, seggiolino  e manubrio fisso per la comodità dei  passeggeri. Altre città: Nyabihu, Cyamabuye, Bigagwe, Gatagara, Rubavu. Altri particolari: fabbriche di cemento, la fabbrica di birra locale, ottima; donne lavano i vestiti nel fiume e li stendono sull’erba ad asciugare; un grande campo di profughi del Congo; bellissime composizioni di carote enormi e verdura appena raccolta da caricare sui camion diretti al mercato; poi il lago, imbarcazioni con lunghe pertiche a prua ed a poppa, per il loro equilibrio e per l’ancoraggio a riva; piroghe con vogatori che intonano canti col ritmo dei colpi di remo.

Altro acquazzone equatoriale fortissimo. Le piste diventano fiumi impraticabili. Ci rifugiamo in una nuova chiesa. Ci pive dentro.  Il parroco, Ugandese, ci mostra il foro sul tetto, praticato  poche settimana fa, da una granata lanciata da Congo, il cui confine dista poche centinaia di metri.

Nella casa che ci ospita per il pranzo viene servita pasta e fagioli, tipo minestrone riscaldato e stracotto, molto buono. Poi dei fagottini triangolari, ripieni di verdure, carne e spezie molto forti.

Siamo a Gisenyi, città sulla riva nord del lago Kivu. In questa zona molte cos sono intitolate a Diane Fossey, l’antropologa che ha trascorso gran arte della sua vita con i gorilla e qui si è fatta seppellire.

La notte sarebbe davvero suggestiva ….. ma quante zanzare!!!

Un’altra alba Africana. Quella sul lago Kivu è scandita dal canto di una miriade di uccelli variopinti.

Un bel fiore giallo striato produce un seme di colore nero che viene utilizzato per ricavarne collane e bracciali. Ne raccolgo alcuni e li metto assieme ai chicchi di caffè offertici da una signora che così ci ha ringraziato per aver fotografato il suo raccolto, steso al sole ad essiccare, prima di essere insaccato ed esportato per la torrefazione.

Una frittata di uova, pomodori e verdure si stende tra due fette di pane cosparse di marmellata: eccellente colazione in riva al lago, all’ombra di enormi piante tropicali.

Raggiungiamo una zona dell’argine dove zampillano gettate di acqua calda originate dai soffioni vulcanici; vasche naturali di acqua bollente che la popolazione del posto utilizza per lavare i panni e lavarsi. Un signore anziano invita Therese a sottoporsi ad un trattamento di riflessologia plantare, con l’ausilio di erbe miracolose che vengono strofinate sulla pelle dopo essere state bagnate nell’acqua bollente; alcuni giovani seguono le manovre del vecchio e poi cercano di metterle in pratica. Si forma un campo energetico eccezionale.

I dispensari di medicinali che incontriamo con frequenza lungo il nostro cammino sono presidiati da almeno un infermiere ed a volte anche da un medico.

Sono mai sapienti quelle che realizzano gli oggetti dell’artigianato locale.

Bambini succhiano canna da zucchero per sfamarsi. Le arachidi tostate artigianalmente ed un po’ bruciacchiate, acquistate da un ambulante al mercato, si mangiano con la loro pellicola; hanno un sapore inaspettato,    accogliente, mistico.

Prima di rientrare nella capitale mi fermo a fotografare una pianta che produce meravigliosi fiori rossi: è una pianta sacra, dal valor altamente simbolico ed esoterico per molti riti tipici del popolo rwandese.

Kigali è già illuminata sotto di noi. Scendiamo dalla collina ed il traffico dei pullmini di linea che collegano la capitale alle altre città ed ai principali villaggi si fa sempre più intenso e si confonde tra i numerosissimi moto taxi e bici taxi che riporta a casa il popolo dei lavoratori.

Domani sarà un’altra giornata da dedicare all’Africa che non mi piace, quella delle istituzioni, dei rapporti economici, politici, militari tra paesi così diversi, che, per nascondere le verità, mostrano la facciata. Segreti da non svelare, segreti tanto profondi quanto bugiardi e, forse, inutili.

E il viaggio continua….. 





E’ la fine di una esperienza, oramai l’ennesima, in un paese incivile.

Vivo il mio tempo e sto imparando a leggere le differenze.

Sono facilitato in questo, perché vengo dall’occidente.

Sto imparando un sacco di lingue nuove: prima conoscevo la lingua dei sorrisi di comodo, ora conosco il sorriso del “grazie di esserci”.

Molte parole le ho imparate qua, o meglio, le conoscevo come me le avevano insegnate  a scuola, per strada, nei rapporti con gli altri, sul lavoro; pensavo che il significato fosse proprio quello:……. Tutto falso!!!

1)      Mi avevano insegnato che andare a caccia volesse dire prendere un fucile e sparare a chi non si poteva difendere. No, no, andare a caccia vuol dire essere leone ed avere la necessità di sfamare i propri piccoli, lottare con le proprie forze nel rispetto delle leggi della natura. Ora so che ciò che mi avevano insegnato si chiama “crudeltà” .

2)      Mi avevano insegnato che fare la guerra voleva dire necessità di dimostrare la supremazia su un popolo inferiore. No, no, fare la guerra vuol dire lottare per difendere un territorio e valori storico-culturali che altri vorrebbero annientare. Ora so che ciò che mi avevano insegnato si chiama sopraffazione.

3)      Potrei continuare all’infinito a parlare di ciò che mi avevano insegnato e della differenza con ciò che è e con ciò che dovrebbe essere. E allora, per farla breve, parlerò soltanto di alcune cose che ho imparato girando il mondo, in particolare l’Africa. Alcuni aggettivi che in Italia hanno un valore completamento diverso, per me sbagliato.

4)      Benessereè impegnarsi affinché tutti i popoli possano vivere con dignità; non pensare soltanto al bene delle persone vicine, che probabilmente ne hanno bisogno meno di noi stessi.

5)       Ricchezza è riuscire a dedicarsi agli altri senza aspettare un torna conto.

6)      Voler beneè guardarsi intorno, saper eliminare le differenze tra bianco e nero, ricco e povero, uomo e donna, etero e gay, sano e malato. Saper correre in aiuto quando serve. Troppo spesso ho sentito dire: “se avessi tempo ….. se avessi i soldi….. se avessi meno problemi…. Se….se…..se…..se…..

 Oppure: fra qualche anno…. Quando sarò più vecchio…. Quando i miei genitori non ci saranno più….. quando smetterò di lavorare ….. quando…. Quando…. Quando…..

E’ già troppo tardi per voler bene…..!

7)      Amoreè un aggettivo troppo vasto e facile ad interpretazioni inappropriate. Amore è un aggettivo così immenso che ognuno tende a farlo proprio, cercando di dare l’interpretazione a lui/lei più confacente. E solitamente tale interpretazione non coincide mai con l’interpretazione di chi ci circonda,  perché ciascuno di noi vorrebbe essere amato a modo proprio; ovviamente infischiandosene del prossimo, del modo di amare di un altro.  Tutto questo ha un perché. I chakra di ognuno di noi sono sempre troppo chiusi. La kundalini è troppo spesso a riposo. L’esteriorità ha il sopravvento sull’aspetto profondo, etereo, sottile.

Io sono molto dispiaciuto quando, dentro e fuori il mio lavoro, ho a che fare con persone che rappresentano, seppur positivamente, soltanto la loro esteriorità. Persone che non vogliono migliorarsi, soltanto per orgoglio, ignoranza, crudeltà, egoismo, avidità, odio, instabilità. Sono le qualità che caratterizzano la stragrande maggioranza della popolazione civilizzata, cosmopolita, moderna, metropolitana, attuale. Eppure ciascuno di noi, pur sapendo di essere proprio così, tende a negare l’evidenza, anche a se stesso.  

A tutti coloro che, intimamente si riconosco in queste categorie e che lo negano pure a se stessi, lancio un grido di allarme. State attenti perché:   l’orgoglio fa perdere il senso delle proporzioni rispetto alla grandezza  della creazione e porta ad arrogante rigidità mentale; l’ignoranza è il rifiuto di accettare la realtà e provoca  l'incapacità di vedere e di sentire; l'avidità è desiderio di potenza, di dominio ed a lungo andare causa disturbi per cui si diventa prigionieri del proprio corpo; l'odio ha come effetto finale la solitudine, la rabbia incontrollabile e l'isterismo; l'egoismo provoca malattie introspettive e nevrosi.

 

Anche in questo viaggio, ho imparato un po’ di più ad amare, ovviamente a modo mio. Nel mio modo di essere e di amare, io  non sono di nessuno, perché sono di  tutti ed amo tutti e tutto ciò che esiste in natura. Per fare questo cerco prima di tutto di amare me stesso, di stringermi nel cuore, di fare ed essere ciò che voglio. Per fare questo, devo riuscire a non essere più sottomesso ad  imposizioni e condizionamenti.  Devo essere quel che sono, qualsiasi cosa accada. Non devo aver paura delle conseguenze; non devo aver paura di non essere accettato. Solo così posso fare il pieno di energia e distribuirla a chi ha bisogno. Questo, per me, è amore.

 

Ora che ho imparato tutto questo…… devo prendere l’aereo e tornare  nella civiltà.




 

 


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